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Riservazione capanne

Quasi un secolo di vita per l’UTOE Bellinzona


La storia della società



L'ideale

La costituzione dell’UTOE Bellinzona il 12 aprile 1919

I soci fondatori

Uno sviluppo velocissimo e ricco di entusiasmo

Dalla nascita di altre sezioni UTOE alla fondazione della FAT

Storia delle capanne dell’UTOE Bellinzona

 

L'ideale


Scorrendo gli anni di vita della nostra società si rendono possibili valutazioni e giudizi sui fatti avvenuti nel corso degli anni, fatti che hanno segnato in modo sostanziale l’evoluzione storica dell’escursionismo e dell’alpinismo popolare in Ticino. Giunto da nord lo stimolo per il contatto con la natura attraverso l’esperienza della gita in comune era stato propagandato dall’Associazione degli Amici della natura. Le montagne, i fiumi e le vallate non conoscevano frontiere per le bellezze naturali dalle quali le famiglie traevano gioia e fratellanza. Poi venne la guerra, con i suoi orrori, gli odi e le miserie. Un vento di fuoco spazzò le vallate lasciando dietro di se distruzione e sconforto. Ma la natura, alla quale l’uomo è indissolubilmente legato, risorse e diede fede e speranza per un futuro migliore. Nel suo seno questa speranza generò l’UTOE.

 

Per capire lo spirito con il quale nel 1919 è stata creata l’Unione Operai Escursionisti Ticinesi (divenuta poi in seguito UTOE) occorre tener presenti alcuni fattori derivati dalla situazione di quel tempo:


- L’Europa traumatizzata dal primo grande conflitto mondiale esploso nel 1914, raccoglieva i cocci della distruzione ed ogni nazione cercava degli ideali per riprendere una vita normale.


- La svizzera risparmiata dal conflitto, smobilitava con l’orgoglio di splendidi ideali di patria, libertà e famiglia.


- Ogni persona si sentiva parte integrante di quella promessa che mai più un flagello simile sarebbe arrivato.


- Gli ideali più belli quali la speranza che aiuta ogni giorno l’uomo a risollevare il capo per guardare il cielo, la natura e la vita che lo circonda , sono rimasti intatti.


- L’aurora che precede l’alba indorando le cime delle alpi, ha sempre rappresentato il risveglio del creato, e da questi stimoli l’operaio, l’impiegato, l’artigiano hanno trovato l’ideale e lo slancio per uscire dal grigiore del lavoro quotidiano e dall’ozio del dì di festa trascorsi a bere nei ritrovi pubblici (da qui il motto: “per il monte contro l’alcol”).

Ad un tratto la montagna, che fino ad allora era stata unicamente campo di lavoro per contadini e boscaioli ha assunto lo scopo di una salubre palestra di svago alla portata di tutti, senza distinzioni di ceti sociali e senza pretese di quelle ascensioni ardite, lasciate ai membri del Club Alpino Svizzero che in Ticino contava già allora 3 sezioni.

 

 

La guerra aveva cancellato anche molte associazioni internazionali, a Bellinzona si era sciolta la sezione “Amici della Natura” che contava parecchi membri in particolare fra gli svizzero-tedeschi che lavoravano per la Gotthardbahn. Alcune di queste persone – molto socievoli e volenterosi – gettarono le basi per la costituenda UTOE di Bellinzona, e molti dei loro nomi furono scritti tra i soci fondatori.

 

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La costituzione dell’UTOE Bellinzona il 12 aprile 1919

La riunione costitutiva ebbe luogo alla Casa del popolo la sera del 12 aprile 1919, sotto l’auspicio del fascio delle organizzazioni operaie che vedevano nell’escursionismo lo spunto per ridurre la piaga dell’alcolismo, causa di gravi situazioni famigliari. Nella saletta del ritrovo cittadino, quella sera si posò il seme più bello da coltivare nella grande terra dell’amicizia e della solidarietà. Che il seme alimentato dall’entusiasmo dei promotori abbia trovato il vigore di germogliare velocemente, lo dimostra la rapidità con la quale la commissione eletta quella sera preparò lo statuto sociale, approvato in assemblea il 24 aprile 1919. In quel anno il numero dei soci raggiunse le 63 unità.


Anzola Vincenzo

Giacometti Elsa

Regli Franz

Balestra Adolfo

Giovannari Gildo

Rezzonico Cap. Giuseppe

Bernardoni

Guarrini Raffaele

Rondelli Mario

Bernasconi

Krähenbühl Giacomo

Rosa Paolo

Bernasconi Luigi

Krähenbühl Giovanni

Sabato Antonio

Bertino Emilio

Mariotti Giovanni

Sailer Adolfo

Bonzanigo rag. Augusto

Mariotti Guido

Schitz Emilio

Bruni Dott. Silvio

Martignoni Franco

Schobinger Giovanni

Carena Agostino

Mazzola Luigi

Semenzato Giuseppe

Carmine Giuseppe

Mazzola Luigi

Spinedi Carlo

Chicherio Emilio

Mondellati Natale

Stanga Emanuele

Chicherio Erminio

Murer Alfredo

Taddei Carlo

Colombo Aurelio

Murialdo Luigi

Tamò Florino

Comolli Natalino

Murialdo Mario

Tamò Giovanni

Conza Paolo

Nelli Narcisio

Trabattoni Cesare

Delmenico Antonio

Ostini Valerio

Ulrich Ettore

Fassina Giovanni

Pedotti Dott. Fausto

Vescovi Carlo

Fiscalini Costantino

Pelli Attilio

Vidoroni Michele

Fogliardi Antonio

Rainoni Enrico

Zeeb Gottlieb

Ghidotti Ernesto

Reali Ernesto

Zeli Spartaco

 

 

Zoni Domenico

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Uno sviluppo velocissimo e ricco di entusiasmo.


L’UTOE Bellinzona fu la prima società del nostro paese che seppe veramente accendere il fuoco della passione per la montagna. La preoccupazione di “democratizzare” l’alpinismo, che ritorna sovente nei verbali e nei primi statuti, può far sorridere la generazione presente. Ma ci volle l’ottimismo e tutta la carica ideale di quella sparuta schiera di pionieri per smuovere la nostra gente da un’inerzia storica. La UTOE compiva i suoi primi passi in un paese povero di mezzi e di iniziative, difficile da percorrere e da conoscere al di là della ferrovia del Gottardo, racchiuso nel guscio delle tradizioni, delle leggende e dei racconti paurosi. Il Campo Tencia? Roba da matti! L’Adula? Sembrava l’Himalaja. E si diceva che su quella tal montagna, turisti stranieri che vi si erano avventurati, erano spariti senza lasciar traccia. Altri erano morti assiderati, dopo aver errato invano per ore alla ricerca di un rifugio. C’era chi aveva visto l’orso, i lupi, vipere con la cresta di gallo, non in Africa o nelle steppe della Siberia, ma in quel Ticino che un’ardita schiera di ticinesi si accingeva finalmente ad esplorare ed ammirare. Non ci si deve meravigliare quindi se a quei tempi il benemerito CAS, che aveva già dietro di sé una lunga attività nella Svizzera interna, trovò scarsa rispondenza nella nostra popolazione. L’UTOE seppe invece affondare le radici nella nostra terra, forse perché fin dall’inizio si qualificò “ticinese”, “operaio”, “escursionista”, fatto cioè su misura per un piccolo ambiente popolare, con ambizioni e mete modeste. E da qui possiamo ben dire che nacque la fortuna dell’UTOE, una fortuna non fatta certamente di conti attivi in banca, ma da realizzazioni che a quei tempi fecero stupire il paese e che ancor oggi stanno a testimoniare la solidità dell’associazione e la serietà dei suoi intendimenti.

 

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Dalla nascita di altre sezioni UTOE alla fondazione della FAT


La società UTOE Bellinzona procede a ritmi incredibili, i soci nel 1921 sono raddoppiati e raggiungevano le 200 unità, le prime tessere di membro erano esaurite e il distintivo sociale era andato a ruba. Nel 1924 è stato costituito il “turismo scolastico” dove un consistente gruppo di docenti prestò subito la sua entusiastica collaborazione e numerose furono le escursioni alle quale parteciparono centinaia e centinaia di scolari.

 

Accanto alla sezione madre dell’UTOE Bellinzona nascono delle altre sezioni (Ritom 1924; Locarno 1925; Lugano 1927; Lucomagno 1931; Pizzo Molare 1931; Torrone d’Orza 1933. Dal movimento locale, limitato inizialmente solo a Bellinzona, l’UTOE assume quindi dimensioni cantonali e diventa veramente un’Unione ticinese. Nel frattempo (anno 1932) l’UTOE Bellinzona aveva raggiunto gli 800 soci e in quel anno si decise di costituire due comitati: quello di Bellinzona e quello Centrale (diretto da Floriano Tamò).

Nel 1938 si creò una rottura tra sezioni del sopraceneri e del sottoceneri il quale porto ad una scissione e da qui nacque la SAT.

Il “divorzio” durò esattamente 20 anni, dopo questo periodo di “distanza e di diverse ideologie” nel 1958 le società si ritrovarono e assieme scrissero una convenzione (che era poi la base per la costituzione nel 1965 della FAT), grazie alla quale nacquero diversi progetti e attività comuni.

Dopo 7 anni di “convivenza e collaborazione” tra UTOE e SAT, la FAT (avviata prudentemente con un semplice accordo) prese forma organizzativa più completa, infatti il 31 ottobre 1965 viene fondata ufficialmente con tanto di statuti la FAT, la quale assumeva veramente l’espressione genuina dell’alpinismo e dell’escursionismo ticinese. In base alla costituzione ufficiale della FAT, vennero sciolti i comitati centrali sia della SAT che dell’UTOE, d’ora in avanti si avrebbe avuto un comitato unico della FAT.

 

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Storia delle capanne dell’UTOE Bellinzona


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Gesero (1922)


1922: Il primo rifugio del Gesero situato in zona Biscia fu ricavato da una casermetta che le autorità militari avevano ceduto dopo trattative all'UTOE Bellinzona. Della riattazione fu incaricato il socio Rondelli e già nel novembre 1921 fu dato inizio ai lavori. Il 20 agosto 1922, alla presenza di 600 persone che nella quasi totalità avevano raggiunto la capanna partendo direttamente dal piano, venne pronunciato dal presidente Vidoroni il discorso di inaugurazione. Questa sarà la prima capanna della società!

1945: la capanna Gesero dopo l'occupazione delle truppe torna agli alpinisti, ma è malridotta bisogna pensare a riattarla.

L'assemblea generale dei soci che si tiene in febbraio, dopo vivace dibattito vota l'acquisto di una casermetta militare al Gesero, inabitabile oramai quella preesistente alla Biscia. La cerimonia di inaugurazione di questa nuova capanna del Gesero ha luogo il 22 settembre 1946. Sono presenti all'inaugurazione oltre trecento persone. Dei diversi discorsi è da segnalare l'inno alato elevato alla montagna dal presidente del Comitato Centrale Signor Valerio Ostini, il quale dopo aver ringraziato tutti coloro che contribuirono all'opera appena collaudata, termina il suo concettoso dire con queste parole: "sia la nuova capanna pegno ed espressione di sempre maggiore affiatamento, emblema di pace e di concordia". Da questa nuova capanna nasce anche questo pensiero utoeino:

"L'utoeino ritorna al Gesero …

ritorna al suo monte preferito che a lui non appare come l'anello di una catena alpina o nemmeno come la cima solitaria e ritrosa che svela a pochi privilegiati i segreti della sua bellezza! Per l'utoeino il Gesero è un simbolo: è la culla che accolse i suoi primi vagiti; di là egli mosse senza vacillare, con passo già sicuro e con nel cuore una grande speranza, verso l'insondabile foschia dell'avvenire…".

1951: Le abbondanti nevicate del mese di febbraio non risparmiano la capanna del Gesero, la quale subisce seri danni e dovrà essere riparata, i costi di questi lavori sono stati recuperati grazie all'assicurazione.

1957: La capanna Gesero viene ampliata in quanto la sua attrezzatura risulta insufficiente dato che il rifugio da un decennio è stato scelto da molti amanti della montagna per trascorrere vacanze o soggiornare in fine di settimana. Viene fatta un'aggiunta al prefabbricato esistente per la sistemazione più comoda del soggiorno, una nuova cucina per il guardiano, e una legnaia; la vecchia parte è suddivisa in 4 dormitori con un atrio munito di capaci armadi, e varie migliorie ai servizi igienici. I lavori si concludono nel tardo autunno del 1957 ma l'inaugurazione ufficiale sarà fatta solo il 13 luglio 1958. Favoriti da una splendida giornata di sole circa 300 persone si radunano per la manifestazione ufficiale.

1963: La capanna del Gesero viene rifornita di materassi e cuscini in gommapiuma; nei verbali di quei anni si nota che per la prima volta compare l'elicottero, con il seguente commento: "ora per i rifornimenti bisogna ricorrere a quel grande "zanzarone" chiamato tecnicamente elicottero che succhia non poco il "nettare" della cassa…".

1968: ristrutturazione capanna Gesero (rifatta a nuovo la cucina, allargati spazi interni e creato locale guardiano, collocato generatore per corrente elettrica). L'11 agosto sono presenti all'inaugurazione oltre 200 persone che non mancano di elargire parole di compiacimento agli ideatori di questa nuova opera che torna a tutto vanto della volitiva compagine utoeina.

 

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Adula (1923)


Un dono di duemila franchi fatto da Adolfo Carmine, aveva dato inizio ad un progetto per la costruzione della capanna Adula. Presto l’iniziativa trovò numerosi sostenitori,le trattative seguenti anche per divergenze con la sezione Ticino del CAS si rivelarono assai ardue e laboriose (la lotta tra UTOE e CAS Ticino arrivò all’espulsione di due soci UTOE dal CAS e dell’allontanamento di tutto il gruppo dell’UTOE Bellinzona. Vi è anche stato un processo per rivendicare il diritto esclusivo di denominare “Adula” la capanna sorgente sulla montagna omonima. Intento della sezione del CAS era quello di allontanare l’UTOE da questa regione, ma ogni tentativo fu vano, infatti la capanna dell’UTOE fu costruita in una superba posizione ai piedi del ghiacciaio di Bresciana).

Ma ciò che preoccupava maggiormente la dirigenza dell’UTOE era il finanziamento dell’opera; l’assemblea generale del 2 maggio 1923 votò comunque la costruzione di un rifugio alpino all’Adula e, seduta stante, il socio Carlo Taddei offrì alla UTOE la sua preziosa collezione di minerali, frutto di oltre vent’anni di paziente e faticosa raccolta. Il ricavo della vendita -1'500 franchi – costituì un contributo notevolissimo, degno di essere ricordato nel tempo. Alla resa dei conti mancarono pur sempre diecimila franchi, che furono coperti mediante l’emissione di duecento obbligazioni di franchi cinquanta l’una (che saranno poi restituite per intero nel 1927). I lavori di costruzione del rifugio a 2’400 metri di altitudine, in un epoca che non si parlava ancora di teleferiche, di argani o di altri impianti meccanici, sollevarono gravi problemi di trasporto. Su un consuntivo di 22'000.- ben 10’000.- furono spesi per i trasporti. Le travi per il trasporto della capanna furono trascinate nella tarda primavera da buoi sulla neve, metro per metro lungo la Val di Carassino, mentre per molti soci il percorso lungo la Val Soi divenne l’abituale “passeggiata” dei fine settimana. Tutte le difficoltà e tutti i disagi non ritardarono comunque di molto il compimento dell’opera e il 9 settembre 1923 ebbe luogo l’inaugurazione della nuova capanna dell’UTOE. L’inaugurazione fu seguita da un centinaio di persone. La disputa sorta in seguito nella UTOE in merito a una dedica (e la storia dirà poi quanto fu provvida e pensata la decisione di quell’assemblea generale che respinse il principio del “culto della persona”), non spense ne fiaccò gli entusiasmi.

1942 per il ventesimo sono stati portati a termine i lavori di riattazione e miglioria di questa capanna. È stata effettuata una cerimonia di collaudo sottolineata da una simpatica cerimonia di ringraziamento a tutti coloro hanno collaborato alla realizzazione dei lavori.

1947 Un ciclone di rara violenza ha asportato diverse lastre dal tetto della capanna permettendo all’acqua ed alla neve di penetrare nella capanna. Una squadra di soci volonterosi si prodiga a riparare sommariamente i danni, coprendo provvisoriamente il tetto con carta catramata. Nell’estate la capanna è rimessa completamente in ordine ben pulita e pronta per accogliere gli ospiti.

1964 In capanna sono collocati materassi e cuscini in gomma piuma

1984 Viene ristrutturata completamente la capanna (progettista Arch. Vescovi) con l’aggiunta di un corpo prefabbricato nel quale trovano posto servizi igienici, refettorio più ampio, posti letto per gli ospiti ed un locale per il guardiano.

2004 Vengono effettuate delle migliorie interne (Architetto Franco Demarchi), con la creazione di una grande e funzionale cucina, l’ampliamento dei servizi igienici con docce, la creazione di un piccolo appartamento per il guardiano e l’ampliamento delle finestre per rendere più luminosa la struttura. La spesa per questa ristrutturazione ammonta a Fr. 600'000.-

 

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Tamaro


1923 si conclude con il Comando dei forti del Gottardo, della cessione di una casermetta al Tamaro.

1924 il 21e 22 giugno viene inaugurata la nuova capanna Tamaro, il programma dell’inaugurazione è il seguente: sabato 21 nella serata fuochi di gioia davanti alla capanna. Domenica 22, ore 04.00diana ed escursione alla vetta del Tamaro per assistere alla levata del sole. Ore 11.00 inaugurazione. Ore 12.00 refezione al sacco e poi festa campestre. Nell’invito figurava la seguente nota: “per coloro che intendono pernottare nel rifugio, si fa raccomandazione di munirsi di una coperta!”.

1928 Grazie alla soddisfacente situazione finanziaria, vengono eseguiti dei lavori di miglioria alla capanna.

1945 con la fine del conflitto mondiale la capanna non è più occupata dalla truppa e viene ritornata all’UTOE.

1949 ricorre il 25.mo della capanna Tamaro, per l’occasione sono stati eseguiti notevoli lavori di trasformazione, specialmente nella cucinetta a nord che oltre essere rivestita di pavatex viene ampliata e dotata di un lavandino. La domenica 18 settembre ha luogo il collaudo con presenti autorità militari, ecclesiastiche, civili ed un nutrito gruppo di amanti della montagna.

1951 Le abbondanti nevicate causano notevoli danni alla capanna. Verrà riparata grazie all’assicurazione e all’amministrazione militare.

1954 Viene riattata la cucina della capanna che è spostata a sud, il nuovo locale è più capiente e può ospitare comitive e chi intende trascorrere periodi di vacanza.

1963 La capanna viene dotata di materassi in gommapiuma. Per il trasporto del materiale entra in funzione l’elicottero e la capanna presenta linda e ben assestata ed è ora pronta per accogliere le molte scuole della svizzera interna.

 

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Albagno (1932)


1932 L’assemblea generale del 28 gennaio 1932 votava un creditori costruzione di Fr. 8'000.- per la costruzione della capanna Albagno. Nove mesi più tardi, e più precisamente il 23 ottobre 1932, presenti oltre un centinaio di soci, veniva inaugurato il rifugio Albagno. Progettista il signor Pepito Carmine coadiuvato dall’infaticabile Mario Rondelli, da Regli, Fazioli e da parecchi altri volonterosi. Il consuntivo dell’opera (Fr. 8'243,95) dice ben di più di qualsiasi altro discorso. Ma chi faceva fare all’UTOE questi miracoli, se non un’indomita passione e ideale al di sopra di ogni dubbio?

1952 Per il ventesimo della capanna vengono apportate delle migliorie alla costruzione. Il collaudo di questi lavori è stato fatto a fine maggio 1953 alla presenza di un folto gruppo di soci. Interessante la diffusa relazione apparsa sui quotidiani del 5 giugno 1953.

1963 La capanna viene ripulita e riverniciata così da sembrare ringiovanita.

1964 In capanna sono collocati materassi e cuscini in gomma piuma

2006 La capanna viene completamente ristrutturata (architetto Flavio Moro) con l’aggiunta di un elemento prefabbricato in legno di larice. La parte vecchia viene completamente svuotata e risistemata. La capanna dispone ora di un ampio refettorio, un’ampia camerata con due soppalchi, un refettorio con moderna cucina, locale tecnico, dispensa, doppi servizi con doccia. Il costo per la ristrutturazione ammonta a Fr. 300'000.-

 

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Bovarina (1971)


1971 Il 19 settembre in concomitanza con il raduno FAT, aprì i battenti la capanna Bovarina. Questa nuova capanna venne inaugurata ufficialmente il 10 ottobre 1971.

1998 La capanna viene quasi totalmente demolita (verranno mantenute solo parte delle fondamenta) e al suo posto nasce una nuova e moderna capanna (architetto Giorgio Guscetti). La struttura offre 4 camere, 2 ampi refettorio, servizi igienici con docce, cucina moderna e locale per il guardiano. L’investimento per la costruzione ammonta a Fr. 850'000.-

 

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Altre capanne della sezione poi cedute


Cava (1935)

Il 29 settembre 1935 viene inaugurata la capanna Cava, il progetto è simile a quello di Albagno e la spesa è stata di Fr. 12'000.- La capanna viene costruita in collaborazione con la sezione UTOE Torrone d’Orza (Biasca). Questa capanna verrà poi ceduta dall’UTOE Bellinzona alla sezione di Biasca.

 

Brogoldone (1939)

Domenica 23 luglio 1939 si inaugura la nuova capanna all’Alpe di Brogoldone, questa struttura verrà gestita dall’UTOE Bellinzona sino agli anni Ottanta, dopodichè verrà ceduta all’Associazione Amici Capanna Brogoldone che ristruttureranno la capanna.

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